
Buongiorno!
Oggi vorrei consigliarvi tre libri molto diversi tra loro.
Il primo è un romanzo sorprendente e ricco di emozioni.
Il secondo è un graphic novel dal tema scottante, con un finale niente affatto scontato.
Il terzo è un romanzo che vi farà ridere e dopo il quale rischierete di voler recuperare tutta la produzione di quest’autrice.
Buona lettura 🙂
“Fidanzata in coma”, Douglas Coupland
Un romanzo sulla fine del mondo, sulla ricerca di un centro e sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta
«Okay. Vuoi sapere cosa penso, Hamilton? Che nella gente di oggi vedo come una specie di durezza. Mi sembra che siano completamente spariti quegli istanti di stupidità a fondo perduto che una volta ci aiutavano a passare la giornata. Ultimamente la vita mi sembra serissima.[…] E oltretutto mi sembra che la gente non sopporti di stare per conto proprio, però allo stesso tempo è isolata. […] Il mondo è diventato tutto un lavorare: lavora lavora lavora compra compra compra… si fa carriera… ci si fa licenziare… ci si collega in rete… si imparano i linguaggi di programmazione… si vincono gli appalti. Cioè, non è affatto il mondo che mi sarei immaginata diciassette anni fa. Sono tutti nervosi e incazzati, con problemi enormi di soldi e nel migliore dei casi assolutamente indifferenti al futuro.»(tratto da “Fidanzata in coma”, Douglas Coupland, trad. di Marco Pensante e Ermanno Gomma Guarneri, Feltrinelli, 1998, pag. 152)
In questo romanzo c’è un gruppo di amici adolescenti. Una di loro, Karen, dopo aver avuto strane visioni entra in coma e ne esce dopo vent’anni, giusto in tempo per accorgersi che i suoi amici, una volta adulti, sembrano parecchio persi e anche infelici. Ah, già: giusto in tempo anche per annunciare l’imminente fine del mondo.
Questo è un romanzo a cui bisogna abbandonarsi senza troppe domande sulla trama, lasciandoci trasportare dove Douglas Coupland decide di portarci.
Sapete che ho un debole per i romanzi come questo in cui gli espedienti fantastici amplificano e permettono ai temi del romanzo di elevarsi, diventano simboli e permettono di dire qualcosa che con il solo realismo non si potrebbe pronunciare.
Cosa accade quando si è adolescenti ma poi si cresce e nulla di ciò che pensavamo si avvera? Quando il mondo è ancora lì, ma si vaga senza un senso?
Quando l’efficienza è diventata l’unica regola? Ma a cosa serve, se nulla ha più un cuore?
Cosa accade quando non riconosciamo più come tali dei tentativi estremi di fuggire da noi stessi?
Nel romanzo, tutti fuggono da sé con le droghe, con il narcisismo, con il lavoro, con la dipendenza da un altro essere umano.
In cerca di un centro, al tempo stesso cercandolo sempre fuori, mai dentro.
I personaggi di questo libro diventano adulti e sperimentano una solitudine e un vuoto; non trovano quello che si sarebbero aspettati, ma a tratti ricordano com’era:
“Ha deciso che il modo migliore per vivere è considerare ogni gesto e ogni azione, anche la più insignificante, come frutto di coincidenza, densa di impliciti, miracolosa. È così che ricorda di essersi sentita a sedici anni, ed è così che vuole tornare a sentirsi.”(pag. 168)
Karen si risveglia prima della fine del mondo e vede ciò che i suoi amici non vedono più; ha la lucidità per chiedere loro conto di ciò che sono diventati, per ricordare ciò che sognavano da adolescenti e non fanno ottenuto, come il mondo avrebbe dovuto evolvere – e invece si è “de-evoluto”.
È sconcertante quanto sia attuale questo romanzo, per il nichilismo che ci si respira – però si cerca una via di fuga ed è innervato di speranza, ve lo dico – e per la crisi climatica, ma anche per la sensazione che il filosofo Gabriel Marcel descrive come quella di vivere in un mondo in frantumi: se si porta l’orologio all’orecchio, non si sente più nulla.
È un romanzo da leggere proprio perché è un inno al guardare la meraviglia che a volte ci stiamo perdendo; contiene l’abisso e anche la speranza: quella di riuscire ad avere occhi luminosi, a porsi ancora domande.
I narratori della vicenda cambiano, e parlano con noi.
Leggetelo: troverete una storia surreale e piena di significato, con il fantastico usato al suo meglio.
Lo chiederete con struggimento, come accade dopo un viaggio pieno di emozione e di senso.
“Le mantidi” di Sara Dealbera
Una storia che vi rimarrà impressa
“Trovarsi è stata una fortuna, un attimo di luce in un universo grigio. Un paio di mani calde nel freddo della campagna infinita.
Sono tutte uguali. Vecchie o giovani, ferite o arrabbiate. Sono tutte in cerca di un luogo protetto dove vivere lontane dalla crudeltà degli uomini.”(tratto da “Le mantidi”, Sara Dealbera, Tunué Ariel, 2023)
Caterina vive nella comunità di Tetti Lupa fin da quando è bambina: è l’unico mondo che conosce e di questo assorbe regole, divieti, pensieri.
Le donne che fanno parte della comunità non possono avvicinare gli uomini se non per un solo motivo – che avrà luogo in una ben determinata fase della vita.
In cambio, ricevono protezione e cura dalle altre sorelle in fuga da un mondo maschile da cui hanno ricevuto solo violenza e soprusi.
L’unica eccezione in questo universo al femminile è il piccolo Terzo, a cui Caterina è legata da un’amicizia e da un affetto profondi.
La vita scorre serena finché non accade qualcosa che rimette tutto in discussione.
La narrazione di questo graphic novel segue alcune tappe del romanzo di formazione: conosciamo Caterina da piccola e la ritroviamo giovane donna che si innamora e inizia a porsi domande.
Chi lo dice che gli uomini siano tutti malvagi, se Minot sembra invece avere un animo gentile e tiene davvero a Caterina?
E chi dice che l’unico modo di rispondere alla violenza sia altra violenza?
Un graphic novel che ci porta in un luogo di ombre e luci, nella campagna della notte che cela segreti.
Ho apprezzato il fatto che la narrazione sia punteggiata di anticipazioni simboliche molto forti e che il titolo ci dia indizi.
Una storia che mette in discussione e riflette su questioni di genere in modo originale e personale.
“Divino amore”di Stefania Bertola
Se state cercando leggerezza, ma anche un’ironia pungente, colta e mai banale
«Lucia finisce di leggere la “Storia di Giuliana e Augusto” e sospira. Brava, la sorella di Gemma. Lineare ma volgare, il mix giusto per la loro clientela. La invia a Cinzia ed Eloisa Treppici, poi torna a fissare il saldo del Conto in Banca della ditta, che le restituisce lo sguardo dallo schermo del Mac, impassibile. “Tu arranchi, Lucia Lombardi, e il tuo business, se continui così, si avvicinerà all’abisso. L’abisso è lì che aspetta. L’abisso ha spalancato le mascelle. L’abisso si lecca i baffi. Fai qualcosa, perché noi siamo al lumicino”. Così parla il Conto della ditta, anche a nome del collega, il suo Conto personale, e Lucia non può certo dargli torto.»(tratto da “Divino amore”, Stefania Bertola, Einaudi, 2019)
Lucia, Gemma, Stella, Carolina: nell’agenzia di wedding planning che ha il suo ufficio nel sontuoso Palazzo degli Sposi c’è chi dirige, chi coordina, chi crea abiti e chi scrive.
E c’è un variegato stuolo di spose che all’occorrenza possono beneficiare anche di una Panic Room, quando lo stress da cerimonia rischia di tramortirle.
Tutto sembrava procedere bene, finché la moda dei matrimoni a tema e la concorrenza sempre più spietata non rischia di far fallire l’impresa.
Tra scrittrici poco dotate, genitori invadenti, spose a dieta e vicende personali, amorose e non, delle collaboratrici, preparatevi a vedere una Torino ben riconoscibile, nelle sue vie e nei suoi usi, e a ridere delle sventure e delle soluzioni creative messe in atto dalle protagoniste.
Quando ho bisogno di leggerezza colta e mai banale e di divertimento io mi rivolgo sempre a Stefania Bertola. La scrittrice torinese non ne sbaglia una, per quanto mi riguarda, e infatti ho già iniziato in questo periodo un altro suo libro, “Vento da est”.
Perché a volte abbiamo solo voglia di conoscere personaggi che prendono la vita con filosofia e sorvolano con levità, si ingegnano e collaborano, e ci fanno vedere le cose con meno pesantezza.
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